Cristoforo Messisbugo ed i banchetti alla corte estense - Terza parte

Ferrara, 24 gennaio 1529. Una domenica.

Cristoforo Messisbugo, cuoco alla corte estense, ha organizzato la sua sontuosa "cena di carne e di pesce": Ercole II d'Este, futuro erede del ducato, vuole festeggiare il padre Alfonso I, Duca di Ferrara e vedevo di Lucrezia Borgia, la Marchesa di Mantova Isabella d'Este Gonzaga e Renata, Duchessa di Chartres, figlia del re di Francia Luigi XII, andata in sposa allo stesso Ercole l'estate precedente a Parigi.

Il banchetto è l'evento conclusivo dei festeggiamenti per gli sposi. 104 invitati, tra cui un ambasciatore di Carlo V, il vescovo di Milano, rappresentanti del Senato di Venezia, gentildonne e gentiluomini vari. Sala grande del palazzo, addobbata per ogni dove con tendaggi colorati e sgargianti.

Dopo una serie ininterrotta di 6 "imbandigioni", dove vengono servite ogni sorta di vivande accompagnate dall'intrattenimento di numerosi attori, cantanti e musicisti, ai 104 ospiti sono servite ben 2000 ostriche, distribuite uniformemente in 50 enormi piatti; si accompagnano ad arance, pasticci d'ostrica, lattemiele, 1500 cialdoni e 104 coppe di chiarea, un vino filtrato con spezie varie e miele, da offrire a fine banchetto per le sue ben note proprietà digestive.

Ed ancora, come per tutta la durata del banchetto, i convitati sono allietati dalla presenza di un gruppo strumentale: due dulciane, una storta, un cornetto grosso ed un trombone.

Si scopre, in ultimo e per chiudere, la terza tovaglia che ricopre l'immenso tavolo di 30 metri, imbellita con varie figure allegoriche; i servitori porgono agli invitati dell'acqua profumata alle rose per potersi pulire le mani. Ecco le confezioni, frutti e verdure candite: cedro, lattuga, mandorle, cocomeri, nespole, cotognate, pesche alla genovese e frutti confettati allo stile di Venezia, nocciole e mandorle. Problemi con la frutta secca che rimane fra i denti? A disposizione per tutti "300 stecchi da denti profumati d'essenza".

Il penultimo gruppo di musicisti si appresta: 5 viole, un flauto grosso, una lira, un trombone ed un flauto alla tedesca.

Chiusura... della chiusura: nella sala grande del palazzo ecco il trionfale ingresso di un enorme "pastello grande", dorato all'esterno: un pasticcio di dimensioni difficilmente ripetibili, contenente 104 bigliettini con tutti i nominativi degli invitati; "alla ventura", saranno tirati a sorte per ricevere dei simpatici cotillons: monili, collanine, "abbigliamenti da orecchie", "fornimenti da berrette" e, la più ambita, una collana, interamente ricoperta di gemme preziose. L'estrazione è accompagnata da 4 flauti "alla alemanna".

Ecco, possenti, le trombe: il banchetto, dopo ore di interminabili successioni di vivande, è terminato; ci si accomoda nelle sale adiacenti per permettere la pulizia ed il riordino della sala grande: a breve il sontuoso ballo, le danze "continuano fino a giorno chiaro"...

i banchetti di Messisbugo






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