L'alimentazione etrusca - Tra fonti scritte e ricerca archeologica

Soprattutto nella parte meridionale dell'Etruria le colture di vite e olivo avevano un peso assai cospicuo per quanto concerneva la commercializzazione verso altri centri, mentre gran parte dell'alimentazione degli abitanti dei villaggi si concentrava su altro. 

Alcuni spunti.

Nel famoso relitto del Giglio Campese, databile intorno al 600 A.C., furono trovate delle olive conservate in salamoia all'interno di alcune anfore etrusche, mentre nella Tomba delle Olive di Cerveteri (575-550 A.C.) furono scoperti dei noccioli del verde frutto, presumibilmente utilizzati come offerta di cibo al defunto; lo stesso Catone, nel Liber de agri cultura del 160 A.C, ci testimonia come le olive fossero concesse come pasto agli schiavi in dosi assai cospicue. La centralità della coltivazione dell'olivo e della vite la si desume anche dalla saga di Arrunte da Chiusi, il quale avrebbe invogliato i Galli a scendere nelle zone mediterranee mostrando loro i prodotti che la terra dell'agro chiusino poteva offire, appunto olio e vino.

Le fonti documentali parlano assai chiaro, ma ancora di più i reperti archeologici. Alcuni esempi a seguire. Nel Viterbese, per la precisione nell'abitato arcaico di Acquarossa, ecco semi di triticum dicoccum (farro), l'hordeum (orzo ), avena sativa (avena) ed alcune tracce anche di leguminose, come fave e piselli. Sempre nell'attuale Tuscia, a Luni sul Mignone, testimonianze della presenza di altro farro, con orzo, fave e... ghiande! Su questo ultimo punto alcuni Autori concordano palesemente: le ghiande venivano utilizzate sia per l'alimentazione animale che per quella umana, previa arrostitura per avere un sapore maggiormente gradevole. 

Ci spostiamo nei pressi del Lago di Bolsena, più precisamente nell'insediamento del Gran Carro: ed ecco, oltre a vari tipi di cereali, la presenza di resti di noccioli e frammenti di gusci; ciò ci fa pensare alla centralità di alcuni tipi di frutta nell'alimentazione etrusca, come il corniolo ed il pruno selvatico. Da Bolsena scendiamo a sud, verso il Lago di Vico, a Blera: in questo insediamento sono stati trovati alcuni resti di cereali, noccioli di corniolo, due nocciole intere, semi di fico e di pere. 

Molti km più a nord, a Bagnolo S.Vito presso Mantova, l'estremo nord dell'Etruria padana, l'esame dei resti paleobotanici ci ha portato all'individuazione di molti semi di leguminose (fave e piselli), assai più abbondanti di grano ed orzo.

Da questo breve excursus si desume quanto fosse variegata l'alimentazione fra il popolo etrusco nelle varie zone territoriali.

Etruria



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